Il tallone d’Achille della culla mondiale della cultura? L’italiano

culla mondiale della cultura

I social li avevano smascherati ormai da tempo per cui l’intervento degli accademici era inevitabile.

Parliamo della scarsa proprietà di linguaggio che oggi affligge gran parte degli studenti i quali ignorano il significato di parole considerate a dir poco banali per i laureati delle generazioni precedenti.

A mettere nero su bianco quello che si era già avvertito leggendo stati su Facebook e post raccapriccianti è stato il gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità.

È chiaro ormai da molti anni – recita l’incipit della lettera – che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente.

Comincia così, dunque, l’epistola firmata già da oltre 600 docenti universitari che chiedono al governo e al parlamento “interventi urgenti” per rimediare alle carenze in italiano dei loro studenti. Come? Con corsi di recupero di italiano in tutte le università, per esempio, e moltissimi atenei hanno già fatto proprio questo suggerimento.

Ai professori universitari, che interrogato ad ogni sessione migliaia di studenti, queste carenze del resto sono ben note e anche all’interno degli atenei da tempo si discute sul da farsi.

Da tempo – si legge infatti ancora nella lettera – i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana.

La lettera porta la firma, tra gli altri, di accademici della Crusca, di linguisti, docenti di letteratura italiana e di diritto, storici, ma anche filosofi, sociologi, economisti.

La notizia, come detto, purtroppo non è nuova. Nella culla mondiale della cultura, l’Italia, gli studenti scarseggiano nella materia base, proprio l’italiano. È quanto si evince anche dall’ultimo rapporto Ocse-Pisa che misura le competenze dei quindicenni di mezzo mondo.

Gli italiani ne sono usciti malissimo e, a sorpresa, l’italiano è la materia in cui il maggior numero di giovani è più carente. Secondo gli ideatori della petizione, la soluzione è ripartire dai fondamentali: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.

Tutto ciò, insomma, che si studia alle elementari e alle medie. È proprio dalle scuole primarie, infatti, che hanno origine gran parte delle lacune che poi gli studenti portano avanti fino all’età adulta. Pur studiando tomi e tomi di medicina, matematica o scienze, con queste lacune gli studenti faticano poi a esprimersi e ad assemblare i concetti con effetti sull’intera carriera scolastica e lavorativa.

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