Giappone, sempre vivo il ricorso alla veggenza

ricorso alla veggenza

Dai tradizionali “omikuji“, dove le persone possono attingere a santuari e templi le speranze per poter comprendere cosa accadrà, agli oroscopi visualizzati sugli schermi dei treni dei pendolari, la società giapponese non sembra aver disdegnato il ricorso alla veggenza, alla cartomanzia, alla contemplazione di quel che potrebbe succedere. Insomma, in un contesto profondamente influenzato dalle filosofie prevalenti della scuola scintoista e del buddismo, anche i giapponesi in generale si piegano facilmente alla divinazione nella loro visione del mondo.

Come ci ricordava Esotericus, uno dei punti di riferimento italiani nel settore, Kazunori Kawai, editore di Koiunreki, una delle tre riviste sul mercato giapponese dedicate alla fortuna, o “uranai“, ha affermato di credere che tali tendenze siano radicate negli atteggiamenti delle persone verso il concetto di divinità.

“La maggior parte di noi non crede in una singola entità come Gesù Cristo, ma piuttosto si impegna in una visione panteistica di Dio – ovvero che Dio è ovunque intorno a noi”, ha detto Kawai, aggiungendo che tale mentalità promuove un atteggiamento fatalistico, e quindi un grande interesse per il proprio destino.

Di qui, un crescente ricorso ai vari metodi utilizzati per potersi augurare una buona fortuna e capire che sorte ci attende. A proposito, ma quali sono?

È ancora il portale Esotericus a ricordarci che recentemente Masakatsu Hayashi, presidente di Starmark Co., una società che gestisce le prestazioni dei veggenti professionisti e produce programmi di preveggenza per piattaforme Web e mobile, ha affermato che in Giappone ci sono tre principali categorie di prestazioni in tal senso, e che occorrono essere padroneggiati prima di poter essere considerati un professionista del settore.

Il primo, “meisen“, si riferisce a metodi di lettura del futuro e della fortuna basati sui compleanni, attingendo generalmente da concetti che sono comuni a modelli di astrologia orientale e occidentale. Il secondo, “bokusen“, utilizza oggetti per offrire divinazioni per coloro che cercano consigli sul proprio futuro: per intenderci, i Ching, i Tarocchi e l’osservazione di sfere di cristallo appartengono a questo genere. Infine, “sousen” comporta divinazioni basate sulla percezione visiva, tra cui la chimica, la fisionomia, il “feng shui” e l’interpretazione dei sogni.

Una tendenza, quella all’interpretazione del presente e del futuro, che secondo alcuni esponenti della società giapponese è talmente radicata e talmente di successo che spesso funziona come un sostituto dei consulenti psichiatrici. Insomma, quando qualcuno è depresso o è afflitto da problemi particolarmente incisivi, può capitare di sovente che in Giappone molti preferiscano visitare un indovino piuttosto che uno psichiatra.

Non mancano, in tal senso, veri e propri miti, storicamente radicati nella tradizione giapponese dell’esoterismo. Per esempio, risale al testo cinese del terzo secolo “Wei Zhi” il racconto della sciamana giapponese Himiko, che avrebbe governato il suo popolo attraverso la stregoneria. O, più recentemente, nel settimo secolo, la storia di En-no-Gyoja, un leggendario saggio di montagna padre putativo dello Shugendo, un’antica religione giapponese che combina il culto della montagna con il buddismo, e che si dice possedesse poteri magici.

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